Come proteggere i file dalla perdita di dati

In qualità di produttori di software per il recupero dati, riceviamo decine di richieste di assistenza ogni giorno per recuperare informazioni perse. Nella maggior parte dei casi riusciamo ad aiutare, ma esistono situazioni irrimediabili. In questo articolo spieghiamo come evitare di trovarsi in una condizione in cui i dati persi non possono essere recuperati.

Come proteggere i file dalla perdita di dati

Contenuti

  1. Maneggiare con cura i supporti di memorizzazione
  2. Dati cancellati dalle unità SSD
  3. Frammentazione
  4. Backup
  5. Computer obsoleti

Maneggiare con cura i supporti di memorizzazione

La perdita di dati dovuta a danni fisici ai supporti non è molto frequente, ma rimane una delle principali cause che rendono i file irreversibili. Anche se una chiavetta USB, una scheda di memoria o un disco esterno possono sembrare robusti, ricordate che si tratta di dispositivi elettronici complessi. Lasciarli nel bagagliaio dell’auto in una giornata estiva può danneggiarli, compromettendo definitivamente i dati. Questo vale in particolare per i dispositivi a stato solido come unità flash USB, schede di memoria e unità SSD: le celle flash non sopportano bene il calore eccessivo.

Un altro motivo comune di perdita dati è il danneggiamento da acqua. Non stiamo parlando solamente di far cadere il portatile in piscina o di usarlo sotto la pioggia intensa, ma di un fenomeno meno visibile e quindi più insidioso: la condensa. Portando il dispositivo in casa dopo una giornata fredda, sulle parti più fredde (ad esempio parti metalliche scoperte) possono formarsi goccioline di condensato. Collegare il dispositivo immediatamente può causare cortocircuiti. Ricordate che le schede di memoria sono dispositivi elettronici complessi: quando le riportate da un ambiente freddo, lasciatele acclimatare in un ambiente caldo finché la condensa non evapora.

Dati cancellati dalle unità SSD

Questo è probabilmente il secondo problema più comune con cui non possiamo intervenire efficacemente. Un’unità SSD moderna e configurata correttamente installata in un PC Windows o macOS può cancellare in background i dati eliminati grazie alle ottimizzazioni di performance e alle tecniche di wear leveling. Per “dati cancellati” si intendono sia i file eliminati tramite Esplora file o qualsiasi applicazione di terze parti (compresi quelli rimossi dal Cestino), sia volumi formattati e partizioni eliminate.

È stato inoltre segnalato un vero e proprio “sindrome della morte improvvisa” delle SSD: funzionano un attimo e il successivo risultano vuote. Purtroppo questo è un caso in cui uno strumento software per il recupero dati risulta inefficace. Se l’SSD contiene dati importanti, la soluzione migliore è contattare il produttore dell’unità per individuare un laboratorio autorizzato specializzato in recupero dati su SSD. Anche in quel caso, i costi sono spesso elevati e le probabilità di successo basse.

Nota: non diciamo mai “impossibile” a priori quando ci contatta un cliente con un SSD. Esistono molte eccezioni che rendono errato presumere automaticamente che i dati siano stati rimossi dal TRIM. Ad esempio, se avviate un esperimento con Ubuntu da una unità flash e il sistema riassegna le partizioni del disco per errore, le probabilità di recuperare i file possono essere molto alte. A seconda della distribuzione e della build, il sistema potrebbe non riconoscere l’SSD o non abilitare completamente il supporto TRIM, per cui i dati originali potrebbero essere ancora presenti sul disco, non cancellati né trim-mati. Utilizzate un software di recupero partizioni per individuare le partizioni originali e recuperare i vostri file.

Frammentazione

La frammentazione è una delle nostre peggiori nemiche. Pur migliorando continuamente gli algoritmi di file carving basati su firme, il limite intrinseco del data carving che non riusciamo a superare è che questi strumenti gestiscono solo blocchi di dati contigui. Perché succede?

Immaginate di voler recuperare un file che non ha più una voce nel file system. Questo accade frequentemente se il file è stato cancellato tempo addietro, se si è svolta molta attività sul disco o se il disco è quasi pieno e il sistema deve riutilizzare spesso le voci del file system. In questo caso cerchiamo il file tramite una firma identificabile — ad esempio la firma ‘JFIF’ all’inizio di ogni JPEG — e, se troviamo la firma, analizziamo l’header per determinare inizio e lunghezza del file.

Conoscendo l’indirizzo del primo settore su disco occupato dal file e la sua lunghezza è teoricamente possibile calcolare la posizione esatta del file sul disco. Questo funziona e quasi sempre è efficace per file piccoli (documenti o immagini). Tuttavia, per file di grandi dimensioni il metodo di carving funziona solo se il file è memorizzato in un singolo blocco contiguo. Se le diverse parti di un file sono sparse sul disco, l’algoritmo di carving non riuscirà a identificare correttamente tutti i settori occupati. Di conseguenza verrà recuperato correttamente solo il primo frammento; i frammenti successivi saranno sostituiti da dati casuali appartenenti ad altri file, producendo così un file corrotto, parzialmente o totalmente inutilizzabile. In alcuni casi è comunque meglio di niente.

Per ridurre la probabilità di trovarsi in questa situazione, mantenete bassa la frammentazione del disco attivando la deframmentazione programmata con l’utilità di deframmentazione dischi integrata in Windows. È sufficiente abilitare l’opzione nella voce Accessori – Strumenti di sistema – Utilità di deframmentazione dischi: lo strumento provvederà automaticamente al resto.

Ma che dire dei supporti a stato solido come unità flash, schede di memoria e SSD? La deframmentazione non ha senso sui dispositivi a stato solido e, anche se riusciste ad avviarla (ad esempio con lo strumento di deframmentazione integrato in Windows 8.1 e versioni successive), essa fungerà principalmente da operazione di trim sullo spazio libero, non da riorganizzazione dei blocchi di dati. Come detto, le SSD sono difficili da recuperare: tenetene conto e fate sempre backup dei contenuti dell’SSD (ad esempio su cloud o su altri supporti).

Backup

Solo dieci anni fa il backup era un’operazione complessa: bisognava installare un’applicazione separata e configurare un piano di backup. In caso di guasto al disco, occorreva reinstallare lo stesso software e ripristinare l’ultimo backup incrementale sperando che tutto venisse ripristinato correttamente (cosa non scontata per gli utenti comuni).

Qualche anno fa sono emerse soluzioni di backup su cloud. Installando un’app cloud (ad esempio Dropbox) è possibile spostare documenti, impostazioni e immagini in una cartella sincronizzata: l’app mantiene i dati sincronizzati con lo storage online, permettendo a) l’accesso ai file da qualsiasi luogo e dispositivo e b) il ripristino delle informazioni su lo stesso o un altro computer in caso di problemi.

Oggi non è nemmeno più necessario: se usate Windows 8.1 o Windows 10, effettuare l’accesso con l’account Microsoft vi garantisce automaticamente circa 15 GB di spazio online gratuito su Microsoft OneDrive. Tutti i file personali, le impostazioni, la posta, i documenti, le immagini, i video e la musica possono essere sincronizzati con il cloud senza alcuna procedura manuale. Ripristinare questi dati su un nuovo computer è semplice quanto accedere con lo stesso account Microsoft. Se servisse più spazio rispetto ai 15 GB gratuiti, valutate un abbonamento a Office 365 per ottenere maggiore capacità di archiviazione.

Seguendo questo semplice consiglio, non dovrete più preoccuparvi di perdere i vostri file.

Computer obsoleti

Gli utenti con computer e laptop datati o mal mantenuti sono tra i più esposti alla perdita di dati. L’hardware di memorizzazione invecchiato è più soggetto a guasti per usura e agli inevitabili urti (soprattutto nel caso dei portatili). Le versioni più vecchie di Windows non prevedevano backup OneDrive automatici e la frammentazione accumulata in anni di utilizzo rende il recupero dati estremamente complesso. Se usate uno di questi dispositivi e conservate dati importanti, eseguite un backup immediatamente. Potete usare una soluzione cloud oppure trasferire i dati su una capiente chiavetta USB o su un disco esterno (operazione comunque consigliata).

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